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mercoledì 5 novembre 2014

StorieReali presenta: INTERVISTA A LUCA ARMIGERO


                                                     "Sentire il mondo"


L'artista Luca Armigero

Non esiste molta differenza tra lo studio dell’artista Luca Armigero, rispetto agli spazi espositivi , dove vengono mostrati i suoi lavori. Si tratta di una trasposizione e di una collocazione di un ambiente, di una scenografia, più che un agglomerato di oggetti trovati e successivamente allestiti. La prima associazione è al “Merzbau” di Kurt Schwitters, creato dal 1920 al 1930, nel suo appartamento ad Hannover. Ma la differenza è sostanziale poiché, Armigero, trova, recupera, ma non interviene sulle sue installazioni, sulla loro forma e composizione. Emblematica di questa costante sottrazione , di reiterata sospensione e di mancanza di modifica manuale, è la “Selliera”, esposta all’Angolo 21. Potrebbe trattarsi di una reliquia di un western di Sergio Leone o di un saccheggio nelle scuderie di una remota fattoria, considerando il senso di usura e la polvere sparsa ovunque. Ed è la carica emotiva e narrativa evocate nello spettatore, più che lo spiazzamento provocato dall’installazione equestre, ad essere determinanti nella fruizione dell’opera.

lunedì 17 febbraio 2014

StorieReali presenta: INTERVISTA A FRANCESCO CORREGGIA


                             "Lo spettatore al centro del quadro"

L'artista Francesco Correggia in "Ritratto con cannocchiale"

«Rimettere al centro l’opera vuol dire avere il coraggio di ridescrivere il mondo, comprendere la sua ineludibile complessità […]»: Francesco Correggia, con questa affermazione, (tratta dal saggio “Di nuovo il senso”, Arcipelago Edizioni), non lascia spazio a fraintendimenti o ambiguità rispetto al suo costante impegno e alla sua radicale posizione, in riferimento alle tematiche artistiche, etiche e sociali di oggi e di ieri. Pittore, video performer, docente, critico, scrittore, saggista, giornalista e curatore: l’originalità e la molteplicità del suo fare e agire lo accomunano a un altro grande artista, con un simile percorso: Carlo Carrà, instancabile sperimentatore e teorico innovativo, quando scrive, (interpretando nuovamente la definizione leonardesca della pittura come “operazione mentale): «La pittura deve cogliere quel rapporto che comprende il bisogno d’immedesimazione con le cose e il bisogno d’astrazione».
La dimensione del Quotidiano, come la sfera del Sublime, sono i territori privilegiati da Correggia, che è consapevole di come questa mappa si traduca in un’esperienza di un’ inadeguatezza, di una pratica sfuggente, un segno che distingue l’artista contemporaneo, partendo da Duchamp. L’esplorazione continua anche nel suo lavoro artistico, dove Francesco Correggia trascende, supera i generi e opera in modo autonomo ed indipendente: il libero recupero della pittura, che si esprime nei suoi infiniti e stratificati cieli, parallela a una dimensione poetica concettuale, quella della scrittura. I suoi testi che attraversano le superfici, che spalancano abissi, le parole che provocano vortici, rispetto al panorama convenzionale e al repertorio standard generale italiano.