Da molto tempo alcuni esponenti del mondo culturale e della società civile
si attivano e s’impegnano in attività e progetti all’interno del carcere,
ottenendo la partecipazione dei detenuti, l’attenzione dei media e l’ammirazione
di coloro che si battono con coerenza e convinzione per le cause degli
emarginati e dei confinati fuori dal mondo. Sorge a volte il sospetto che, passato
il clamore dell’evento, tutto si acquieti e ognuno ritorni nei propri ambiti e
alle solite abitudini quotidiane. Esiste però un piccolo esercito invisibile e
silenzioso, che agisce nell’anonimato e di cui anche la psicologa Stefania
Trinchero fa parte.
Nel carcere di Marassi di Genova, dove lei lavora per il dipartimento della
Salute Mentale dell’ASL dal 1997, i suoi pazienti l’aspettano ogni giorno per
essere ascoltati e non dimenticati. E’ proprio da questa esigenza che Stefania
Trinchero decide di scrivere una storia tra una madre detenuta e una figlia,
mettendo in atto un canale di comunicazione tra il mondo interiore dei detenuti
e il mondo esterno, descrivendo l’evoluzione del suo impegno letterario.
Il libro, “La carezza del sole. Una
madre, il carcere, una figlia”, tra immaginazione e realtà, riassume in
modo autentico anche se lirico gli aspetti della vita quotidiana dei detenuti ,
la disperazione dell’isolamento ma anche la speranza di un futuro diverso.
